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La Notte della Regina - Finale


di summeroflove
21.06.2025    |    1.162    |    4 9.3
"La folla mascherata sciamò lentamente fuori dal salone, lasciando il re e la regina ancora abbracciati sul divano..."
Mano nella mano, io e il mio Lui sfilammo davanti alla fila di amanti davanti al mio cuscino. I loro occhi, esaltati dal nero delle maschere, ci fissavano mentre ci posizionavamo a lato del futon. Fuori dal vetro, la notte fiorentina era muta spettatrice discreta del nostro gioco segreto.

Baciai sul collo il mio Lui, mentre le mani correvano giù sul suo petto madido di sudore. Le mie dita incontrarono il suo membro ancora pulsante e fui scossa da un brivido leggero quando sentii la vischiosa mistura del piacere che avviluppava il suo basso ventre.

Mi inginocchiai lentamente, baciai con dolcezza il suo glande e lo feci scivolare piano nella mia bocca, assaporando quel che restava del piacere altrui. Le sue mani carezzavano la mia testa, la mia bocca. Fu un incontro breve, forse non durò più di due minuti, ma sentii chiaramente il tempo rallentare attorno a noi. Il mio Lui mi fissava dall’alto, leggevo desiderio nei suoi occhi nonostante la sua recente prestazione con Mara. Sentivo il suo membro pulsare piano nella mia bocca, alzare la testa progressivamente in reazione ai miei baci. E di nuovo cresceva giù dentro di me la voglia di portare a compimento il mio piacere interrotto.

Ma il gioco doveva continuare, il re spedì il mio uomo al suo posto, e un nuovo, sconosciuto membro eretto puntava con vigore alla mia faccia.

Quando anche l’ultimo dei venti amanti ebbe terminato, iniettando il suo piacere tra le gambe oramai stanche della regina Mara, il re si alzò in piedi e strattonò i nostri guinzagli. Dal fondo del salone, Lavinia scattò in piedi come richiamata da un invisibile guinzaglio e si avvicinò al re tenendo in mano un grosso calice in vetro.

Giungemmo al cospetto del re tutte e tre contemporaneamente. Lavinia, sempre sorridente dietro i grossi occhiali, mostrò il calice al re, senza però consegnarlo. L’uomo fece un cenno col capo, Lavinia rispose in modo identico e si voltò verso il futon. Si tolse le scarpe e salì sul materasso, avvicinandosi a Mara che stava asciugandosi il collo dal sudore. In mezzo alle sue gambe, il frutto del piacere di venti uomini scintillava riflettendo le luci del salone, adesso alzatesi seppur di poco.

Mara si mise una mano tra le gambe, a coprire la sua vagina tormentata dalla virilità di un esercito mascherato. Con l’altro braccio provò ad alzarsi. La stanchezza sul suo volto, mista al suo sentirsi profondamente appagata, la rendeva di una bellezza incredibile. Il sudore aveva sciolto il rossetto sulle sue labbra trasformandola in una bellezza imperfetta ma dannatamente affascinante. Quando riuscì a tirarsi sulle ginocchia, sempre con la mano a coprire il suo pube, Lavinia le porse il calice.

Mara lo prese per lo stelo e divaricò le gambe. Poi posizionò il calice sotto di lei e lentamente tolse la mano.

Lentamente, pesanti gocce scivolarono fuori da lei, cadendo dentro al grosso bicchiere. I venti amanti rumoreggiarono, qualcuno azzardò pure un applauso.

Mara rimase in questa posizione, muovendo l’addome e cercando di far gocciolare quanto più sperma possibile dentro al calice. Quando poi si sentì pronta, consegnò il bicchiere a Lavinia, che sorridente lo portò al cospetto del re. Dopodiché, prese le sue scarpe e si allontanò sul fondo del salone.

Il re ci fece cenno di inginocchiarci. Tra me e Carla, torreggiava la sua erezione ancora poderosa nonostante la sua non più giovane età e soprattutto il prolungato gioco.

Alzò il calice solennemente, lo guardò esaminandone il contenuto. Lo agitò come fosse un vino pregiato e se lo portò al naso.

“Questo è il profumo della notte della regina” disse.

Abbassò il calice e fece colare lentamente un po’ di quella mistura sul suo cazzo. Quel succo perlato avviluppò la sua asta e iniziò a scorrere verso le sue palle, gocciolando piano sul pavimento. L’odore pungente dello sperma raggiunse le mie narici.

Rimase in adorazione del suo membro imbrattato per qualche secondo, poi poggiò il calice e spinse le nostre teste, la mia e quella di Carla, verso il suo cazzo.

Le nostre bocche si incontrarono in un bacio osceno, disturbato dalla virilità vischiosa del marito di Mara che spingeva sulle nostre labbra, cercando di guadagnare ora la mia cavità orale, ora quella di Carla. Nella mia bocca esplose un caos di sapori, ciascuno uguale per consistenza ma diverso per gusto. Riuscivo quasi a percepire e riconoscere tutti i partecipanti al gioco, compreso l’inconfondibile gusto del mio Lui e il sapore salato del piacere di Mara.

Il re gemeva mentre noi ancelle ci alternavamo sul suo cazzo, giocando col suo glande o con le sue palle ancora imbrattate di sperma. D’un tratto ci chiese di smettere e si buttò sul divano.

Mara si alzò dal letto, qualche goccia ancora scendeva sul suo interno coscia, e giunta davanti al marito raccolse il calice, versandone l’intero contenuto dapprima sul suo cazzo, poi sul suo corpo salendo pian piano verso la sua bocca, dove rovesciò il contenuto restante. Il re era in estasi ed aveva finalmente mollato i nostri guinzagli, lasciandoci in ginocchio ma libere.

Mara fu su di lui in un secondo, si sedette sul membro del marito e cominciò a scoparlo con forza, agitando il bacino. Poi senza interrompere i movimenti, si allungò su di lui e lo baciò con passione. Il silenzio del salone era rotto solo dal rumore liquido dei due corpi che si univano in un unico bagnato bacio intimo.

Nessuno si mosse. Tutti i presenti rimasero in silenzio ad assistere all’ultimo amplesso della nottata. Quello tra il re e la regina. Tra Mara e il marito, regista visionario di quella notte pazzesca.

Il corpo di Mara andava su e giù, morbido, sinuoso, stanco ma ancora bramante di piacere. Con grande lentezza i fianchi vorticavano attorno a quella resistente virilità. Ad un tratto, la curva della schiena di Mara tradì un altro orgasmo, i colpi rallentarono. Ma il marito sembrava instancabile. La adagiò dolcemente sul divano e continuò implacabile a scoparla davanti al pubblico di amanti e ancelle.

Finalmente, anche il re raggiunse l’orgasmo. Il suo piacere gridato a gran voce fu accolto da un applauso da parte degli amanti, stavolta liberatorio e prolungato. Mara si abbandonò sul divano, accogliendo il caldo nettare del marito dentro di lei e il caldo abbraccio dell’uomo finalmente appagato dopo una lunga notte di sesso.

Le luci del salone si alzarono un altro po’ e Lavinia si avvicinò al futon.

“La notte della regina si è conclusa. Vi chiedo adesso di lasciare la stanza, lasciando il re e la regina al meritato riposo. Al piano di sotto troverete i vostri abiti e gli effetti personali e potrete lavarvi e vestirvi. Tra trenta minuti inizieranno ad arrivare le navette che riporteranno gli amanti al laboratorio e le ancelle a casa. Grazie mille per aver reso questa nottata indimenticabile” e sparì dalla nostra vista uscendo dal salone.

La folla mascherata sciamò lentamente fuori dal salone, lasciando il re e la regina ancora abbracciati sul divano.

Prima di uscire, mi voltai per guardare ancora una volta i corpi nudi di Mara e del marito, avvolti nel caldo abbraccio di stelle e tegole rosse di Firenze.

Arrivai a casa molto prima del mio Lui. Quando aprì la porta ero appena uscita di doccia (purtroppo al salone potei soltanto darmi una rapida rinfrescata). Era quasi l’alba, eravamo sfiniti, ma cone ci guardammo negli occhi, scattò una scintilla che ci portò a rivivere il turbine di emozioni della notte appena trascorsa. Facemmo l’amore per terra, nel corridoio. Fu bellissimo.

Ovviamente, quando io e Mara ci rivedemmo al lavoro fu come se non fosse successo niente.
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